giovedì 14 luglio 2011

Cenni Storici del raduno 7 Agosto 2011

RUOTE STORICHE NELLA VALLE DEL SABATO:

i Casali, i Castelli, i vini

La II° Edizione di questa manifestazione ha come primo interlocutore culturale il Fiume Sabato; il nome “Sabato” dato al fiume e lungo il quale si muove la carovana delle auto d’epoca, è stato da tempo oggetto di differenti interpretazione da parte degli storiografi.

Secondo alcuni, il nome è un chiaro riferimento alla popolazione dei Sabiniti che si spinsero in queste terre dalla Sabina, antica regione dell’attuale Lazio, intorno all’VIII secolo a.C., occupando vaste aree ove già esisteva una importante e grande comunità etnica: quella degli OSCHI o OSCI.

Secondo altri, invece, il nome Sabato lo si assocerebbe ai ben noti riti Sabbatici consumati dalle famigerate Streghe che si riunivano in feste orgiastiche in diversi luoghi sempre nella vallata del fiume.

Il F. Sabato che si origina in prossimità delle Sorgenti a N.O. del M. Accellica, nel complesso calcareo e calcareo dolomitico dei Monti Picentini, è il maggior affluente del F. Calore ed assume un significativo ruolo nell'idrografia delle province di Avellino e di Benevento e più ancora della Città di Benevento.

Lungo circa 60 Km, nella fase di maturità, descrive una curva a grande raggio con concavità verso il comune di Tufo per dirigersi verso Ovest generando un'ampia ed amena vallata tra i dossi collinari di Ceppaloni e San Leucio alla sua sinistra idrografica e di Pagliara, S. Angelo a Cupolo, Perrillo, Chianche, Petruro Irpino alla sua destra.

L’opera strutturale più importante sul F. Sabato resta il Ponte Leproso, (268 a.C)

in località Santa Clementina, che superando il fiume congiungeva la via Appia alla Città di Benevento e si diramava nella via Latina prima di raggiungere l’Area Archeologica di Cellarulo (antico porto fluviale e primitivo insediamento degli Oschi) dove le sue acque si perdono in quelle del F. Calore.

La zona di attraversamento più spettacolare riguarda la profonda erosione determinata dalle acque del fiume nelle rocce alla base dei conglomerati dello Stretto di Barba, a valle di Ceppaloni (BN).

L’area di erosione della gola viene ricordata da tutti non tanto come strettoia nella quale i briganti ordivano le loro rapine, quanto perché, leggendariamente, luogo in cui si radunavano le famose “streghe di Benevento” per solennizzare i “sabba” pagani, durante il periodo della dominazione longobarda.

Qui, secondo le leggende, proprio in prossimità delle forre, sarebbe sorto il famoso albero di noce, attorno al quale si consumavano i rituali pagani, e che fu sradicato con un’ascia da San Barbato, al tempo Vescovo di Benevento, intorno all’anno 663 dopo che venne sconfitto il paganesimo tanto diffuso tra la popolazione longobarda.

Lo Stretto di Barba, infatti, non può disgiungersi dalla leggenda delle “STREGHE”;

ed è forse proprio questa antica credenza popolare che ha reso, nel mondo, la città di Benevento ed il suo circondario più noti di quanto non lo siano per l’immenso patrimonio monumentale di altissimo valore storico ed estetico ed appartenente sia all’epoca romana che a quello della dominazione longobarda.

Ma chi erano queste streghe dall’aspetto brutto e malefico che volavano cavalcando scope di saggina?

Per parlarne dobbiamo risalire al periodo della dominazione longobarda che fece di Benevento la capitale di un ducato che comprendeva quasi tutta l’Italia meridionale.

Nella fase iniziale dell’occupazione della Città, i guerrieri longobardi si accamparono negli immediati dintorni dell’abitato e qui, di notte, accendevano fuochi bivaccavano, praticavano riti pagani, si ubriacavano e si accoppiavano con femmine beneventane compiacenti o costrette ad abbandonarsi a festini orgiastici.

Dunque, nell’uno o nell’altro caso, “volenti” o “dolenti” le donne si abbandonavano a sfrenate danze che si celebravano sotto un albero di noce (albero quest’ultimo assai diffuso nell’agro beneventano) in almeno tre differenti zone: una è proprio quella cui si riferisce la precedente foto, ovvero allo Stretto di Barba sulla strada statale N.88 o Dei due Principati per Avellino.

Di qui, la fama del fiune come luogo dei “sabba” ovvero di quelle riunioni che avvenivano ogni sabato tra leggendarie “STREGHE” le quali, di notte ed alla luce di fuochi, si eccitavano in sfrenate danze attorno al noce ai cui rami veniva sospesa la pelle sanguinante di un caprone

che diveniva bersaglio di frecce, per poi farne brandelli di cui si cibavano i partecipanti durante sadici e diabolici accoppiamenti.

Molte donne delle comunità locali cominciarono a partecipare volentieri a queste orgiastiche riunioni notturne, nude o cavalcando un caprone o messe all’incontrario sul dorso di un cavallo; in questo modo, assecondando gli usi ed i costumi pagani dei longobardi, suscitavano, nel buon costume del contado, sospetto di possessioni demoniache e di potenze malefiche.

Le cosiddette STREGHE, prima di avviarsi nei luoghi in cui si celebravano i sabba, erano solite cosparge il proprio corpo con unguenti che le avrebbero aiutate a librarsi in aria e volare, anche in caso di tempeste e violenti temporali, cavalcando una scopa.

La ritualità pagana dei longobardi ebbe termine intorno all’anno 663……….ma la leggenda delle streghe continua ancora oggi come ricordo di un paganesimo non completamente sconfitto.

Michele Benvenuto